Problemi al seno

 Scrivo a nome di un’amica (straniera)che in lacrime, si è rivolta a me per un consiglio, avendo io allattato.
Ha allattato il precedente bambino per 2 anni, ora con la seconda bambina di 2 mesi è stata costretta a sospendere l’allattamento per un grosso ascesso alla mammella dx. E’ in trattamento con il Parlodel e il Rocefin da 7 gg, dopo che è stata fatta un’incisione e drenaggio dell’ascesso. I medici sconsigliano di riprendere l’allattamento perchè rischioso. Lei è fortemente motivata. Secondo lei è possibile riprovare? dopo quanto tempo? è veramente possibile che si riformino altri ascessi?

Certo che è possibile – e da subito. Deve interrompere il Parlodel ed evitare, meglio se con l’aiuto di una Consulente IBCLC , che la bocca del lattante vada sulla ferita/medicazione. Gli ascessi tendono a riformarsi non per *sfortuna* ma per una cattiva prevenzione dei suoi fattori rischio come:
1)il ristagno di latte nel seno per poppate troppo distanziate (possono causare mastite e poi ascesso)
2)i reggiseni troppo stretti e il loro uso notturno (idem)
3)la mancata gestione di un dotto ostruito e l’inadeguata e tempestiva cura della mastite con riposo , drenaggi frequenti ed eventuale antibioticoterapia (min 10-14 gg).

 Da 1 settimana è nata la nostra seconda figlia e l’allattamento sembrava procedere naturalmente. Al quarto giorno però mia moglie ha accusato dei forti dolori al seno con conseguente indurimento e sopratutto violenti tremori accompagnati da brividi di freddo ma il tutto senza una linea di febbre. In ospedale ci hanno detto che si tratta di una MASTITE, ma non potrebbe trattarsi di un ingorgo mammario o qualcosa d’altro? Può insorgere la mastite in così breve tempo e con le cure del caso (antibiotico e inibitore del latte) quanto tempo deve passare prima di avvertire un beneficio, soprattutto relativo al forte dolore?
Un dolore forte al seno, insieme ad indurimento fa pensare a una mastite anche se non c’è febbre e anche se così presto(al quarto giorno). La parola mastite vuol dire infiammazione, non necessariamente infezione, soprattutto in fase iniziale. Quel che mi lascia sgomenta è l’inibitore del latte: si vuole cioè ABOLIRE DEL TUTTO LA FUNZIONE LATTEA PER RISOLVERE IL PROBLEMA? E’ come amputare un arto se è infiammato o infetto. Applicando impacchi caldi o freddi (a seconda del livello di conforto), usando analgesici, RIPOSANDO , attaccando spesso la bambina e se necessario usando antibiotici, si risolve la mastite e si salva l’allattamento.

 Sono mamma di un bimbo di 5 mesi che non sono riuscita a far attaccare al seno. Nonostante ciò l’ho alimentato comunque con latte materno che ho estratto ed estraggo ancora con il tiralatte. Tuttora non riesco a spiegarmi che cosa non ha funzionato. Il mio capezzolo e’ piatto e mi ricordo che i primi giorni, pur avendo un seno gonfio e dolorante, sembrava non esserci latte. Esistono casi di neonati pigri a tal punto da rifiutare il seno? L’estrazione prolungata con il tiralatte può provocare danni? Quali precauzioni per un secondo figlio?
Quello che è mancato è l’aiuto specialistico all’attacco del bambino al seno, i cui capezzoli piatti impongono che si agisca prima della montata lattea, quando è più facile che il bambino inglobi un seno morbido in bocca. Altrimenti il piccolo viene frustrato nei suoi tentativi e si “impigrisce”. Ora può provare, meglio se con l’aiuto di una Consulente IBCLC a fare i seguenti passi: per 5 minuti prima della poppata deve “estrarre” i capezzoli con un tiralatte a bassa pressione (o col metodo della doppia siringa che molte ostetriche conoscono). Quindi dovrà mettere il bambino in condizione di spalancare autonomamente la bocca, facendogli toccare col mento la curva del seno. L’estrazione prolungata con un tiralatte la cui coppa sia adeguata come misura, non provoca danni. Per evitare che il quadro si ripeta con un secondo figlio sarà meglio scegliere di partorire in un Ospedale Amico dei Bambini (http://www.unicef.it/doc/152/gli-ospedali-amici-dei-bambini-in-italia.htm) o in un punto nascita che abbia personale formato o una Consulente IBCLC in organico.

 Sto allattando il mio quarto figlio che oggi ha 15 giorni, ma incontro delle difficoltà, premetto che le ho avute anche con gli altri. Penso che il problema stia nell’attacco, in quanto mi sono venute fuori delle ragadi, e la mia produzione di latte non aumentava. Ho provato a migliorare l’attacco, se ho ben capito deve prendere oltre che il capezzolo (il mio e’ grande) anche l’areola (lui ne prende un po’.) La cosa che non ho capito e’ se deve prendere il mio seno da sotto o i dotti si trovano intorno a tutto il capezzolo.
Come lei intuisce, l’attacco e la posizione al seno , illustrati ne Le Basi, c’entrano sicuramente, dato che le ragadi compaiono solo se c’è un attacco scorretto. Il dolore che accompagna ma anche precede le ragadi è un campanello d’allarme che le cose non stanno andando per il verso giusto. I dotti stanno tutti intorno al capezzolo ma, tenendo il bambino in posizione tradizionale (“a culla”) è più utile fargli prendere il complesso areola-capezzolo un po’ da sotto, in modo “asimmetrico” . Il capezzolo grosso rappresenta una sfida , ancora più che quando è piccolo o piano. Il bambino dovrà essere messo in grado di aprire maggiormente la bocca (lo farà se prima tocca la curva del seno col mento) , che con la crescita del bambino si amplierà.

 Ho un bambino di due mesi, ho le ragadi e quando il bambino si attacca al seno mi fanno male i capezzoli. Ho usato vari prodotti senza aver concluso niente. Cosa mi consiglia?
Le ragadi sono la conseguenza di un cattivo attacco del piccolo al seno. Guariscono solo correggendo questo. Raramente sono dovute a un frenulo corto e fibroso presente sotto la lingua del bambino. Le creme hanno solo effetto palliativo perciò, e la gran parte di esse hanno ingredienti (proteine del latte vaccino, alcool, vaselina ecc ) che nulla hanno a che fare con la normale secrezione sebacea dell’areola anzi, interferiscono con essa e sono potenzialmente allergizzanti.

 Sto allattando il mio bambino dalla nascita ed ormai ha sei mesi. Da un paio di settimane mi è comparsa sulla parte alta del seno(dove due mesi fa ho avuto una mastite) una “pallina rossa”.Volevo sapere se questa “pallina” è legata all’allattamento e se nel caso posso continuare ad allattare.
Probabilmente si tratta di un’ostruzione duttale (che può portare a mastite…) . Occorre che ne parli direttamente con una Consulente IBCLC – dato che lei ha già sofferto di mastite ed è necessario intervenire correttamente (massaggi a monte del nodulo; estrazione manuale o con tiralatte del latte oltre a frequenti poppate; eventuale disostruzione di un poro lattifero all’apice del capezzolo).

 Volevo chiederle se l’acido lattico prodotto da attività sportiva può alterare il sapore del latte.
Anche se l’acido lattico aumenta dopo un allenamento, la sua presenza nel latte non disturba né influenza negativamente i bambini, che possono continuare ad allattare tranquillamente.

 Ho 39 anni e ha già avuto lo stesso inconveniente con l’altro bimbo, rinunciando alla fine all’allattamento.
Si tratta di ragadi interne, o almeno, questo è ciò che mi hanno detto all’epoca in ostetricia.
Attualmente utilizzo olio vea per lenire la pelle, ma il dolore è parecchio intenso e già sto evitando di allattare il più possibile, ricorrendo ad un tira latte elettrico per svuotare il seno (quello più dolorante); l’altro lo offro al bimbo.
Secondo lei può essere un disturbo che mi impedirà definitivamente l’allattamento? Ha dei consigli da darmi?

La definizione di ragadi “interne” non esiste, è inventata. Come pure la cura con olio vea. Questo non vuol dire che non abbia ragadi, ce le ha e come e queste sono dovute a uno scorretto attacco del bambino al seno. Bene tirare il latte (o spremerlo manualmente , vv Link) dal seno più colpito, ma occorre un attacco impeccabile dall’altro seno, e solo una Consulente Professionale le potrà spiegare come ottenerlo e arrivare così a una poppata indolore al 100%. Nel frattempo può:
– guardare i disegni de Le Basi
– assumere paracetamolo o ibuprofene ogni 8 ore per controllare il dolore
– applicare del latte materno (la lanolina pura dà sollievo ma non sembra accelerare la guarigione)

 Allatto la mia bambina da un mese.Dopo aver avuto ragadi nei primi giorni non ho avuto più problemi (grazie a dei paracapezzoli in argento che utilizzo tuttora).Da qualche giorno avverto bruciore interno ai capezzoli durante la suzione. Il dolore è molto forte appena attacco la bambina e si attenua durante la suzione ( ma non scompare). Tale bruciore permane ancora per circa 1 oretta dopo la suzione. Come posso ovviare a tale problema? Quale potrebbe essere la causa? Preciso di avere i capezzoli perfettamente cicatrizzati e di colore rosa.

Il dolore è dovuto al fatto che la bambina schiaccia i capezzoli. I paracapezzoli d’argento che lei applica successivamente forniscono il solo beneficio di rinfrescare questi capezzoli “maltrattati” dalla bimba-non ci sono studi che confermano il rilascio di ioni d’argento dal metallo e un loro effetto cicatrizzante (!). Occorre che lei impari a effettuare un attacco veramente adeguato: perchè se è pur vero che le ragadi adesso non ci sono, è però rimasto il dolore – spia di un malfunzionamento. Si faccia aiutare direttamente da una Consulente IBCLC, che la sosterrà a raggiungere l’obiettivo – per la prima volta – di una poppata non solo non dolorosa ma piacevole.

 Ho alcune volte delle fitte dolorose nella parte bassa ed esterna di entrambi i seni. La sensazione è molto dolorosa ma non capisco da cosa possa dipendere.
Dalla contrazione dei dotti galattofori al passaggio della ‘calata’ o perchè i seni ‘vogliono’ essere drenati con una poppata.

 Soffro di fenomeno di Raynaud dei capezzoli, e mi è stato cosigliato Adalat 10 mg o addirittura la formulazione crono da 30 mg, lei che ne pensa?

Lo sbiancamento seguito da colorito cianotico prima e rosso dopo (anche se non necessariamente con tutte e tre le fasi) dei capezzoli e relativo dolore si chiama fenomeno di Raynaud. L’Adalat è un farmaco vasodilatatore sicuro in allattamento anche in formula a rilascio prolungato (30-60mg)da usare una volta al giorno.

 Ho un bimbo di cinque mesiche allatto regolarmente. Da meno di un mese ho ridotto le poppate a cinque. Da ieri ho un forte dolore al seno sinistro, con uns zona verso l’ascella gonfia e dura e una più piccola verso l’interno gonfia fino al capezzolo, su cui, peraltro, mi è comparsa una pallina bianca. Attacco più spesso il bambino al seno e faccio impacchi caldi, ma non vedo risultati. Cosa mi consiglia di fare?
Si tratta di un’ostruzione duttale, che comporta l’applicazione di impacchi caldi e lievi massaggi a monte dell’ostruzione MA – in questo caso – anche la necessità di ‘scoperchiare’ un poro ostruito sul capezzolo (con un ago sterile che solleva di lato il tappo).

 Io il mio primo bambino non sono riuscita ad allattarlo a causa dei capezzoli poco sporgenti, ho provato anche con i paracapezzoli ma il bimbo non succhiava adesso sono in attesa del secondo bimbo posso fare qualcosa per far fuoriuscire i capezzoli?
C’è molto da fare infatti:
A) le prove di efficacia sull’uso di coppette ‘modella capezzoli’ da portare qualche ora al giorno nell’ultimo mese di gravidanza non sono univoche: ma vale la pena di tentare.
B) occorre che alla nascita il personale l’aiuti ad attaccare precocemente il bambino (già in sala parto o sala operatoria ) perchè possa estrarre e modellare con la sua bocca un’areola non appiattita ulteriormente dalla montata.
C) se neanche così il bambino si attacca occorre allungare dolcemente l’areola applicando un tiralatte a bassa potenza per qualche minuto prima di ogni poppata.
D) in caso di non riuscita allora si dovrà tirare il latte e darlo al piccolo con un cucchiaino o tazzina (semaforo rosso per il bibe) e ricorrere all’aiuto specialistico di una Consulente IBCLC.
Il segreto è di tenere il seno *sempre* morbido con poppate (o sedute di tiralatte) frequenti.

 Sono la mamma di un bimbo di sei mesi che continuo ad allattare al seno sebbene già da un mese mangi volentieri prima una, da poco due pappe al giorno. Al momento le poppate si sono ridotte a 4 al giorno, di cui una notturna. Durante questi mesi ho spesso sofferto di ingorgo mammario, e da qualche tempo solamente il mio seno sinistro si gonfia e duole, mentre il destro sembra quasi vuoto, al punto che il mio bambino dopo pochi tentativi di suzione si stacca, mentre attaccato al sinistro succhia e deglutisce normalmente. A cosa può essere dovuta questa asimmetria, così evidente che i miei seni sono diventati di dimensioni e consistenza palesemente diverse, e come posso porvi rimedio? Il dolore al seno sinistro, che si gonfia poco tempo dopo essere stato drenato e spesso la notte mi impedisce di dormire, sta diventando davvero un problema.

L’asimmetria è un fatto comune, alcune mamme la notano sin dall’inizio dell’allattamento. Nel suo caso uno svezzamento dal seno *troppo* veloce cioè il passaggio dall’allattamento pieno a 4 poppate in poco più di un mese, lo ha messo in luce in modo eclatante. Bisogna leggere il dolore notturno al seno come un segnale che avverte: “ho bisogno di essere drenato tante volte”. La sua fortuna è che probabilmente il bambino è capace ancora di farlo se se lo porta a letto.

 Cosa posso fare per risolvere il problema delle ragadi al seno? Vorrei aumentare la produzione del mio latte (piuttosto scarsa) e diminuire le aggiunte di latte artificiale ma mi è impossibile incrementare la frequenza delle poppate con questo problema così doloroso. Ho provato tanti prodotti e pomate ma senza risultato. Ho una pelle molto delicata e non credo che sia un problema di attacco errato. Sono più efficaci le pomate antibiotiche?
Le ragadi sono abrasioni o taglietti del capezzolo, collegate a un cattivo attacco/posizionamento del bambino al seno( la pelle a tendenza allergica, e non semplicemente delicata, è più soggetta a dermatiti ed eczemi dell’areola) o a mancato allungamento della lingua del neonato (frenulo corto). Le pomate o creme non funzionano se non si risolve il problema alla radice, che dipende da una buona apertura della bocca del bambino, realizzabile dopo che sia stato messo nella posizione giusta. Si comincia dal seno che fa meno male. Quindi lo si attacca al seno più dolente. Completerà le poppate necessariamente più brevi con la spremitura manuale o col tiralatte se fosse necessario, per tutte le poppate e per dei giorni – e alimenterà il piccolo con un sistema alternativo . L’utilizzo di una crema antibiotica o cortisonica deve essere valutato caso per caso.

 Ho una bimba di 10 mesi che allatto tuttora al seno. Il mio problema è il seguente: soffro fin dall’inizio dell’allattamento di ingorghi e mastiti (ne ho avute già 3!) che si riperono tuttora con frequenza anche bisettimanale, tanto che tutti (medici in primis) mi dicono da sempre di smettere di allattare. Io davvero non ci riesco, ma da un pò di tempo mi assilla una domanda: non è che la frequente infiammazione dei dotti possa far insorgere con più probabilità un tumore al seno?
Da nessuna parte nella letteratura scientifica è riportata l’associazione fra ingorghi/galattoforiti/mastiti e tumore al seno: si tranquillizzi.
Esiste un modo per controllare l’ingorgo recidivante – che non comporta l’abdicazione dell’allattamento, e cioè:
1. drenare completamente i seni con un tiralatte a doppio attacco
2. allattare subito dopo il piccolo da entrambi i lati
3. allattarlo di seguito alternando i lati, ma a blocchi orari di 3 ore (dando lo stesso seno per 3 ore). Solo se il seno si riempisse nuovamente in modo esagerato, sarà necessario fare il drenaggio completo.
4. recarsi da una Consulente IBCLC per verificare la necessità di allungare i blocchi orari a 4-6- 12 ore

 Ho un bimbo di 16 mesi tuttora allattato al seno almeno 4 volte al giorno . Fin dall’inizio (allattamento iniziato con qualche difficoltà) ho sofferto di ingorghi. Inizialmente al seno sx poi per molto tempo nulla ma dallo scorso dicembre sto soffrendo molto per il seno dx: è già la 6 volta in 50 gg. che si indurisce una parte del seno, si indurisce il capezzolo e si evidenzia come una vena indurita e “bloccata” e fatico molto a sbloccarlo con impacchi caldi ed attaccando spesso il bambino. Questa volta non riesco a sbloccarlo. In ospedale in occasione di un primo ingorgo mi avevano anche fatto un impacco locale con Edeven. E’ utile? Sto assumendo dalla scorsa notte tachipirina 500 mg ibuprofene 200 mg per il forte dolore. Come posso sbloccarlo? come posso continuare ad allattare solo dal seno sx al momento? Il bambino non si vuole attaccare a dx e non riesco a drenarlo neanche manualmente. Devo assumere altri farmaci?
Non ci sono studi scientifici che avallino l’uso di Edeven nell’ingorgo – e mi sembra poco saggio pertanto farne uso.
Se l’ingorgo non si sblocca con calore e massaggio provi ad alternare impacchi freddi (riducono l’edema); usi anche compresse di ananase mentre l’ibuprofene può essere portato a 400 mg.

 Sto allattando il mio secondo figlio da quasi quattro mesi.Devo togliere un neo che si trova proprio sopra il capezzolo.Non potendo ritardare l’intervento e volendo continuare ad allattare,le mie domande sono queste:posso continuare ad allattare soltanto col seno non “operato”?c’è pericolo che i punti saltino col gonfiarsi del seno che non userò più?potrò ritornare ad usaro una volta tolti i punti?
“posso continuare ad allattare soltanto col seno non “operato”?”: sì
“c’è pericolo che i punti saltino col gonfiarsi del seno che non userò più?”: no, perché lei se lo spremerà dolcemente e regolarmente (vv Link)
“potrò ritornare ad usarlo una volta tolti i punti?”: certo, perché sarà stato a riposo il capezzolo, ma non il seno che continuerà a produrre latte.

 Sono la mamma di una bambina di 7 settimane che sto allattando al seno.E’ da tre giorni che ho notato un cambiamento a livello di seno;se prima sentivo sempre il seno pieno ed in tensione, sopratutto la notte e nella prima poppata del mattino, adesso lo sento sempre un po’ mollino come se l’impressione sia quella che il latte sia diminuito.La mia bambina lo svuota velocemente.La crescita per ora è buona(4,300 kg dai 2,850 della dimissione dall’ospedale).
Mi chiedo: il mio latte sta diminuendo o è solo una mia impressione?

E’ il normale, fisiologico cambiamento del seno che avviene col progredire della lattazione. Tipicamente dopo circa 40 gg dal parto esso ritorna alle dimensioni precedenti , senza peraltro che la secrezione lattea diminuisca.

 Vorrei sapere se posso allattare la mia bimba di un mese al seno affetto da mastite, dopo aver preso antibiotico augmentin e tachipirina?
Quali effetti negativi posso procurare alla bimba? posso trasmetterle la mia infezione?

Nelle FAQ di Farmaci si apprende che entrambi i medicinali sono compatibili con l’allattamento. Gli effetti nei lattanti sono trascurabili perché solo piccolissime quantità di farmaco passano nel latte. L’infezione inoltre non si trasmette.

 Sono in gravidanza, per ora sono di 16 settimane e ho già preso una taglia in + di seno ma soprattutto ora ho i capezzoli sul marroncino e sono un pò + grossi inoltre da qualche settimana mi prudono. Mia madre dice che ho il capezzolo cieco come lei ma io non direi che è proprio così perché un po’ è fuori…ovvio che non è grosso come un “ciuccio”, non lo è mai stato! Potrei avere problemi in allattamento secondo voi? Posso già fare qualcosa per evitare futuri problemi?Ci sono dei prodotti adatti? Secondo voi dovrò allattare usando subito il paracapezzolo x evitare eventuali ragadi?
I capezzoli ‘ciechi’ …non esistono. Per la verità, i lattanti poppano dal seno e non dal capezzolo, cioè inglobano una porzione di mammella insieme al capezzolo più o meno sporgente che sia. Le cose giuste da fare per lei sono:
– leggere Allattare.net
– continuare a informarsi/farsi seguire da operatori formati in allattamento
– partorire in un punto nascita che faccia attaccare i bambini entro 1 ora dal parto: a questa epoca il picco ossitocinico materno fa sporgere i capezzoli al massimo, mentre il seno è ancora morbido ed elastico in quanto la montata avverrà più tardi – meccanismo perfetto, no?

 Sono al sesto mese della mia prima gravidanza e nonostante sappia che l’aumento del seno non è direttamente collegato alla maggiore o minore presenza di latte, sono ugualmente preoccupata.
Il mio seno infatti non si è modificato nemmeno di 1/4 di taglia, è identico a come era prima di rimanere incinta. A tutte le mie amiche è aumentato considerevolmente già dai primi mesi di gravidanza, io ho aspettato, ho aspettato ma intanto è ancora IDENTICO a prima. Può esserci qualche problema dietro questa totale assenza di aumento del seno?

E’ una bellissima domanda. Gli studi rivelano che in alcune donne il seno incomincia a svilupparsi nel primo trimestre di gravidanza, nella maggior parte ha il massimo sviluppo nel secondo trimestre e in poche … nel post-partum. L’interessante è che l’anatomia delle mammelle sia normale, cioè anche se piccole non abbiano un aspetto “tubulare”(come due bottigliette di coca-cola).

 Il mio secondo figlio ha 26 giorni si attacca bene ma da circa una settimana ho su entrambi i capezzoli molto più accentuato a destra delle palline bianche. L’ostetrica che mi segue nel puerperio mi ha detto che e’ un deposito di latte e di aspettare che si rompa da solo. La poppata non e’ fastidiosa ma i capezzoli (che sono molto grandi) sono doloranti in particolare all’attacco cosa si puo’ fare per ovviare a questo problema?
Si tratta probabilmente di “bolle del capezzolo” e sono in effetti molto fastidiose. Dopo aver strofinato delicatamente la parte con un asciugamano inumidito in acqua calda si può ‘sollevare’ il coperchio di queste bolle con un ago sterile applicato lateralmente. Non fa male. Spremendo delicatamente o facendo poppare il bambino spesso le mamme vedono uscire uno ‘spaghetto’ o un’incrostazione di latte.

 Ho una bimba di due anni e mezzo che ho allattato al seno (non senza difficoltà iniziali) per sei mesi, ho interrotto l’allattamento in quanto su entrambe le areole si è manifestato un fastidioso eczema pruriginoso ed essudante. All’inizio pensavo dipendesse da un’eccessiva sensibilizzazione dovuta allo sfregamento della suzione, ma una volta interrotto l’allattamento non c’ è purtroppo stato alcun miglioramento.
Ora sono nuovamente incinta e purtroppo il problema persiste, ho consultato anche un dermatologo che mi ha fatto fare un ciclo con creme cortisoniche e antibiotici topici, ma il miglioramento dura solo alcuni giorni, la zona rimane estremamente sensibile e dopo poco si ripresentano le vescicole. Il prurito è spesso insopportabile e sono costretta a prendere un antistaminico. Cerco di adottare tutti gli accorgimenti riguardanti biancheria di cotone, creme emollienti specifiche per pelli atopiche ma senza risultato. Ora la data del parto si avvicina e mi dispiacerebbe molto non poter allattare, anche perché questa volta mi sento più preparata.

Probabilmente si tratta di eczema o dermatite atopica dell’areola – lei è probabilmente un soggetto allergico e ha avuto altri sintomi in passato – oppure no, cioè ha solo la predisposizione. La terapia consiste nell’applicazione di un topico a base di idrocortisone il numero di volte necessario e sufficiente a controllare i sintomi – inizialmente 2-3 volte al giorno, per poi arrivare a 1 volta un giorno sì o uno no e cmq non più del necessario. Dopo esame obiettivo il clinico stabilirà se usare l’unguento (lesioni secche) o la crema idrofila (lesioni acute- subacute).

 Mia moglie da 13 mese allatta al seno. Il bimbo sta bene e cresce, e’ già’ svezzato, ma continua a volere il latte materno che mia moglie e’ felice di dare ma allattandolo solo a dx. Da un mese circa infatti nel seno di sx non c’è più’ latte.Volevo chiedere se e’ un fenomeno normale.
Capita, e certe volte anche prima del 13° mese, che un seno si metta a riposo e la mamma allatti solo con quello attivo.

 Sto allattando la mia seconda bambina di 3 mesi, da circa 2 mesi accuso dei fortissimi dolori al seno dx. Non ho mai smesso di allattare nonostante il dolore (terrificante!) perché voglio allattare, ma non riesco a trovare una soluzione. Ho interrogato ostetrica, ginecologo e pediatra ma la risposta è stata sempre la stessa: è normale!
Il mio seno non è arrossato (o meglio si è leggermente arrossato tempo fa) non è duro ma ho avuto 2 gg di febbre alta risolta da sola e alle fitte dolorose che dal capezzolo arrivano fino alla spina dorsale (più volte durante il giorno specie dopo la poppata), spesso si associa lo sbiancamento del capezzolo, che da qualche giorno è anche spaccato! cosa può essere e come posso risolvere questo dolore?

Il dolore non è mai segno di *normalità* – inoltre la comparsa di febbre e la presenza di lesioni al capezzolo fanno pensare a un’infezione/infiammazione a questo punto cronica che richiedono una terapia tempestiva, pena la perdita dell’allattamento.

 Scrivo per una mia collega neomamma di una bimba quasi 2 mesi.. Allattava ma ha avuto un pb al seno: ascesso della mammella, dovuto ad un dotto ostruito. La senologa le ha detto: STOP con l’allattamento perché sotto antibiotico (ROCEFIN). LEI VORREBBE RIPRENDERE L’ALLATTAMENTO poiché ha quasi finito la terapia:
la senologa le ha detto di no perché c’è il rischio si ripresenti ancora il problema alla mammella… Lei è triste ( e la bimbetta pure chiaramente..). CHE FARE?

L’allattamento può riprendere anche in corso di terapia (il Rocefin neanche arriva al latte) e l’aver sofferto di ascesso ( conseguenza della mastite che è conseguenza del dotto ostruito) non deve pregiudicare la prosecuzione dell’allattamento: le consulenti IBCLC raccomandano di *fare attenzione* a evitare ingorghi/ostruzioni che lo possono predisporre. Con l’assistenza di una Consulente la sua amica potrà scoprire eventuali altri fattori predisponenti, e poter così agire già alle prime avvisaglie. Oggigiorno con l’aiuto delle moderne terapie si curano malattie gravi, tumori, infarti e ictus. Dopo le cure la maggior parte delle persone è aiutata a riprendere le funzioni dell’organo lesionato, riuscendoci piuttosto bene. Lo stesso si può fare per le malattie della mammella e per la ripresa della lattazione.

 Ho una bimba di 2 mesi e mezzo. Il primo mese ho sofferto di ragadi (molto profonde) e ho tirato il latte che poi le davo col biberon. Quando finalmente le ragadi sono guarite, ho potuto attaccare la bimba al seno, ma da quel momento ho iniziato ad avere problemi di ingorgo e mastite. Ho molto latte e i seni grandi e la bimba non riesce a svuotarmi il seno come facevo io col tiralatte. Adesso ho un ingorgo che non riesco a far passare, neppure con impacchi e massaggi quasi continui. La mia ginecologa mi ha detto che se la cosa diventa cronica l’unica soluzione è di interrompere il latte. E’ vero? ci sono altri modi per rimediare? e soprattutto quale può’ essere la causa di questi ingorghi continui?
Tale consiglio mi fa pensare al famoso, efficace rimedio di amputare una gamba malata invece di curarla… peccato però che si rimanga zoppi.
Lei ha bisogno di farsi vedere da una Consulente IBCLC perché tutta la situazione è probabilmente conseguenza di un attacco inadeguato al seno (di cui il primo segno erano le ragadi) e di uno scarso drenaggio delle ghiandole mammarie (grandi). Inoltre coi seni grandi bisogna valutare che tipo di reggiseno indossa e che pressione questo esercita con le cuciture; gli ingorghi che ha avuto e dove; allo stesso seno o ambedue? come è stata curata la mastite? con un’antibiotico adeguato e per quanti giorni? Adesso come prima cosa deve affittare un tiralatte di tipo ospedaliero e drenare i seni con quello, e frequentemente. Se necessario alternando impacchi freschi a impacchi caldi.

 Sono una donna di 33 anni in attesa del suo primo figlio (15esima settimana circa). La mia domanda è, sarò in grado di allattare visto che il seno non è aumentato di taglia (forse un aumento minimo) ed in più è un seno tubulare?
Probabilmente lo sviluppo mammario deve ancora avvenire. Inoltre la diagnosi di seno tubulare va effettuata da una esperta Consulente IBCLC, non è un’ auto-diagnosi. Infine in alcuni di questi casi è possibile allattare almeno in parte.

 Volevo informazioni circa all’utilizzo di Niplette della Avent in preparazione all’allattamento avendo io capezzoli fortemente introflessi ed avendo difficoltà nell’allattamento del mio primo figlio. Ora entro nella 35a settimana e volevo sapere se posso usare il dispositivo Niplette nelle settimane che mi separano dal parto anche se sulel istruzioni del dispositivo é sconsigliato. Che rischi ci sono? Cos’altro posso fare?
Non ci sono studi controllati ma solo storie di mamme che l’hanno usato un mese prima del parto e ne hanno trovato giovamento.  Io utilizzo le Supple Cups (supplecups.com – si declina ogni conflitto di interesse) . Fra le altre cose da fare, poiché il capezzolo piano è un fattore di rischio importante per l’avvio dell’allattamento, le suggerisco di contattare una Consulente IBCLC.

 Ho una bambina di 5 mesi e mezzo. L’allattamento è fatto esclusivamente con il mio latte. Uso il tiralatte saltuariamente quando ho necessità di lasciare la bambina per qualche ora. Normalmente è allatta al seno. Non ho mai avuto problemi, ma da qualche giorno provo un bruciore interno al seno sx, che a tratti si fa intenso, dall’ascella verso il capezzolo. Questa notte ho dovuto usare il tiralatte perché mi sentivo i seni pieni e dal seno sx sono uscite gocce di sangue rosso vivo. Il problema non si è più ripresentato e la bambina ha mangiato da entrambi i seni senza problemi. Il seno sx non è particolarmente indurito ne’ ho notato grumi.
Il sangue dal seno in allattamento richiede una valutazione diretta da parte della Consulente IBCLC, che stabilirà se e dove inviarla per fare ulteriori accertamenti (ecografia). La causa più comune di fuoriuscita di sangue misto a latte è l’ingorgo vascolare o il trauma. Segue a ruota il papilloma intraduttale, una neoformazione benigna che si verifica in donne fra i 35 e 45 anni.

In ospedale

 Sono una neomamma, un pò disperata, sono uscita ieri dal ospedale con mia piccola, 4 giorni in ospedale di cui 3 senza molta difficultà in attaccare la bimba, l’ultima notte invece mi è arrivata la montata di latte e la bimba non ha voluto piu prendere la tetta, piangeva molto e le infermiere mi hanno spiegato che per conta del arrivo del latte i miei capezzoli erano diventati duri e la bimba faceva piu fatica a tirare, quindi mi hanno dato in prestito un paracapezzoli e lì dopo molta fatica si è attacata.
Tornata a casa ho preso uno anche a me, ma non mi è servito a niente, non ho dormito tutta la notte con la bimba che piangeva, questa mattina mio marito è andato a prendere il latte in farmacia, e quando lei ha preso il biberon ho visto o quanto aveva fame, non so cosa fare voglio tanto allattare al seno, ma non sopporto vederla piangere, ho provato a fare le comprese di acqua calda e massaggi, il latte c’è ma lei non prende il petto, aiuto cosa posso fare???

Contatti immediatamente una Consulente (vv Consulenti o va sulla pagina Consulenti del sito AICPAM): poichè in ospedale la bambina probabilmente non è sempre stata vicino a lei a succhiare, il seno s’è ingorgato. Non l’hanno neanche aiutata a drenarlo e di conseguenza la piccola non ha saputo attaccarsi … Per ridurre l’ingorgo intanto alterni impacchi caldo umidi a quelli freddi, poi si tiri il latte manualmente o con tiralatte (vv FAQ Tiralatte e Link Spremitura manuale).

 Scrivo per mia sorella che ha 26 anni, appena partorito con taglio cesareo una bimba, al momento dell’allattamento dai due seni fuoriusciva liquido di colore scuro, premetto che in gravidanza ha sofferto di ragadi e non è stata molto attenta nella cura del seno, a mio avviso, comunque ora alla bimba le danno del latte artificiale perchè lei non lo può tirare. Ci sono delle cure? è normale la fuoriuscita di questo liquido? ho paura che la bimba che ora ha solo 4 gg si abitui con la bottiglietta e non preferisca più il seno.

Il colostro può assumere diversi colori – fino al nero, che indica la presenza di prodotti di degradazione dell’emoglobina (cioè sangue). Questo aspetto “brutto” si contrappone alla qualità “sempre buona” del colostro, che quindi non dovrebbe essere negato al neonato. Sua sorella perciò dovrebbe immediatamente cominciare a tirare il lette e contemporaneamente portare la bambina in posizione petto contro petto perchè non perda la familiarità col seno materno e l’istinto ad allattare, con più probabilità di successo se accompagnata da una Consulente IBCLC.

 Sono appena stata dimessa dall’ospedale dove, a seguito di un aborto interno, mi è stato praticato il raschiamento in day hospital.
Ho chiesto al ginecologo che mi ha dimessa come dovevo comportarmi per l’allattamento e mi ha risposto di aspettare 24-48 perchè passi l’anestesia (generale).

E perchè mai? le donne che partoriscono con cesareo e anestesia generale allattano subito…

 Quando aspettavo il mio primo bambino, nato nel febbraio del 2008,scelsi di donare il sangue cordonale.
Ora (2011) sono in attesa di una bimba, che nascerà il prossimo luglio e, avendo letto di recente che il taglio precoce del cordone ombelicale è, nel parto fisiologico, procedura invasiva e non giustificata, mi chiedevo se fosse fondata questa informazione e se, in caso positivo, possa pretendere dal personale che mi assisterà al parto che il clampaggio venga ritardato fino alla cessazione delle pulsazioni o all’espulsione della placenta.

Mi sembra una domanda più che sensata: questo approccio fa parte del “piano del parto” che è l’insieme di richieste che la mamma dovrebbe poter presentare all’ostetrica/punto nascita in cui intende partorire. Fra le altre cose la futura mamma specifica se intende o meno fare l’epidurale, l’episiotomia, la manovra di Cristeller, se avere il bambino subito appoggiato al seno prima ancora che riceva le gocce oculari e il bagnetto – come previsto dalle linee guida della Società Italiana di Neonatologia. Naturalmente deve trovare un punto nascita in cui questo tipo di dialogo, comune in molti paesi d’Europa e d’America, è previsto e condiviso. Che ci abbiano già lavorato su. Purtroppo non sono molti, ma cominciano anche da noi a essere sviluppati dei percorsi di rispettosa e dignitosa  accoglienza della donna che partorisce , come persona e non più come ‘paziente che deve subire’ le routine di un reparto senza avere voce in capitolo.

 Sono mamma di una bambina di sette settimane che alla nascita,dopo il calo fisiologico,pesava 2.750;ora ne pesa 4,con una media di crescita settimanale di 180g.Purtroppo la mia piccola ha avuto una sofferenza perinatale che ha comportato il ricovero in neonatologia nei primi quattro giorni di vita. Andavo regolarmente a provare ad attaccarla al seno ogni tre ore(orari del reparto),ma ovviamente la situazione non era ottimale, soprattutto psicologicamente.Poichè ho avuto la montata lattea in terza giornata le hanno dato latte materno preso dalla banca del latte ospedaliero tramite biberon.Così si è abituata a succhiare dal biberon. A casa,la situazione non è molto cambiata,sebbene io abbia provato in ogni modo a farla attaccare di più, sempre pronta alle sue richieste;succhia dal seno circa 30-40 grammi di latte,poi smette e vuole il biberon,che riempio sempre con il mio latte,precedentemente tirato col tiralatte.Ho provato a darle solo il seno per alcuni giorni,ma erano pianti continui per tirare solo pochi grammi ogni volta(quella settimana non è cresciuta quasi niente).
Crede che questo comportamento derivi dall’imprinting dei primi giorni,oppure da una sua difficoltà di suzione?

Sì, la bambina ha molto probabilmente avuto un imprinting negativo, di cui la difficoltà di suzione in realtà *fa parte*. Il suo modo di succhiare non può variare se non si mette in atto una strategia di riallattamento (vv FAQ di Riallattamento)con pari energie e competenza di quelle erogate per curare la sofferenza perinatale alla nascita. Nessuno è più preparato in questo compito di una Consulente IBCLC (clicchi Consulenti e vada anche sulla pagina Consulenti del sito AICPAM).

 Scrivo dalla provincia di Udine. Ho già una figlia di un anno e mezzo, allattata con successo fino a 12 mesi, però ho avuto dei problemi di ingorgo mammario e ragadi (con sanguinamento) i primi 10 giorni dalla sua nascita, risolti con continuo uso del mastosuttore e dei paracapezzoli. Ora attendo il secondo bambino e vorrei sapere se sia possibile prevenire, con qualche gesto o uso di creme, quei problemi.
La prevenzione delle ragadi risiede nella prevenzione dell’ingorgo. La prevenzione dell’ingorgo si realizza con la *non separazione* al parto del neonato dalla mamma – neanche per poche ore. Attaccandosi subito al seno infatti il bambino succhierà il latte che si produrrà man mano e non ristagnerà nel seno, facendolo oscillare fra ingorgo (eccesso di latte) e svuotamento (poco latte). Il gesto da fare quindi è quello della sua mano che tenga il bambino accanto a sè per le prime 24 ore. Le gocce oculari e la profilassi com vit K possono essere effettuate senza prelevare il bambino, e il bagnetto e il resto possono aspettare 24 ore. Sulle creme non ci sono dati di efficacia: si usano perchè fa piacere mettere qualcosa ‘su’ (in tal caso usare solo quelle a base di lanolina purificata). Presenti un ‘piano d’allattamento’al punto nascita e sia determinata – eviterà: ingorghi, ragadi, mastosuttore, sofferenza e tempo sprecato.

 Sono all’ottavo mese di gravidanza io mi chiedevo con un parto normale dopo quanto tempo posso allattare il mio bambino cioe il latte mi scende subito ? grazie
Il colostro c’è già prima del parto (fuoriesce solitamente ma non necessariamente dopo stimolazione del seno) e il bambino appena nato e messo sul seno della mamma è perfettamente in grado di succhiarlo (cerchi un punto nascita che garantisca questa fase importantissima); la montata lattea vera propria compare a 48 ore circa.

 Sono alla seconda gravidanza, durante la prima gravidanza ho cominciato qualche mese prima del parto a macchiare il reggiseno ora invece, sono alla 34-esima settimana e ancora nulla, la mia paura più grande è non riuscire ad allattare neanche il secondo, può essere indicativa questa mancanza di fuoriuscita di colostro prima del parto?
Non è ‘obbligatorio’ macchiare il reggiseno. Se non è riuscita ad allattare il primo, adesso deve cercare un luogo del parto dove non si separano i bambini alla nascita per essere messi al nido – la causa principale del poco latte; meglio ancora un BFH (Baby Friendly Hospital ).

  Ho scoperto qualche giorno dopo la nascita di mio figlio, ed in maniera molto dolorosa, di avere entrambi i capezzoli ciechi. Mi hanno detto, cioè, che i dotti mammari non arrivano fino al capezzolo, ma si fermano prima, quindi è come se i canali di fuoriuscita del latte si fermassero a metà strada. Mi può dare qualche indicazione maggiore, se e come è possibile risolvere il problema e come mi dovrei comportare in previsione di una futura gravidanza.
I capezzoli ciechi *non* esistono. Non ho mai visto una donna dal cui seno non uscisse almeno qualche goccia di colostro. Molto probabilmente lei non è stata aiutata ad attaccare precocemente il bambino al seno, che è la modalità prevista in natura per un attacco efficace e piacevole.

 Posso donare il mio latte (il mio bimbo ha 22 mesi) per un bimbo di una mia amica nato prematuro di 3-4 settimane, 2,700 kg, e separato dalla madre?

Tale pratica non è ufficialmente raccomandata: lei dovrebbe avere una cartella clinica impeccabile e la sua amica dovrebbe poterle dare un consenso scritto. Cosa succederebbe infatti in futuro se il bimbo ammalasse di una malattia virale attribuibile al latte materno?

 Sono in attesa del mio secondo figlio e dovendo subire nuovamente un cesareo vorrei sapere come comportarmi subito dopo l’intervento visto che del primo figlio mi hanno permesso di allattarlo solo l’indomani,dopo che ho sospeso gli antidolorifici(tramadolo).Questo mi ha dato un pò di problemi ad attaccarlo.Ci sono riuscita comunque,contro la volontà di tutti perchè lo desideravo sopra ogni cosa tanto da arrivare ad allattarlo fino a poco tempo fa(mio figlio ora ha 2 anni). Io vorrei allattarlo subito,sapendo però di non arrecargli danno.Cosa mi consiglia di fare?
Ma infatti non gli arrecherà alcun danno: gli antidolorifici che lei assumerà non sono controindicati in allattamento (neanche il tramadolo). Si assicuri che il punto nascita le garantisca l’attacco precoce del neonato – altrimenti cambi punto nascita. Visto che è un cesareo programmato scelga il luogo meno avverso all’avvio dell’allattamento.

Attacco / posizione

 Ho 38 anni e un bimbo nato da parto cesareo di 21 giorni.
Dopo qualche difficoltà iniziale(allattamento con siringa e poi paracapezzoli) il bambino si è attaccato al seno;la scorsa settimana gli è stato tagliato il frenulo linguale(era corto) ed ho notato anche un netto miglioramento nella suzione da parte del bimbo.
Ma da un paio di giorni mi capita di sentire dolore durante la poppata, generalmente a fine poppata, e una volta staccato il dolore passa quasi istantaneamente. Vorrei capire da cosa dipende,dato che ho controllato e il bambino si attacca correttamente,e come fare per migliorare la situazione che ,per me sta diventando veramente difficile!

Il dolore durante la poppata è sempre dovuto ad attacco serrato, soprattutto se il capezzolo esce schiacciato o a forma di “rossetto”. Talora i bambini serrano la bocca quando la gengiva inferiore tocca il seno, invece di essere separata dalla lingua.

 Vorrei sapere se è corretto allattare con un solo seno per poppapa oppure bisogna utilizzarli entrambi.
Se funziona – se il bambino è contento, cresce ed elimina regolarmente popò/pipì e se la mamma è comoda cioè non ha ingorghi o fastidi – sì.

 Ho una bimba di quasi 11 mesi che allatto regolarmente sia di giorno che di notte. Ogni tanto si ingorga in seno destro, in particolare la parte sinistra. Quale posizione devo assumere per sgorgare il seno, visto che la posizione rugby non funziona in questo caso?

L’ingorgo si verifica quando vi è una sproporzionata offerta di latte rispetto alla richiesta, nel postparto come a 11 mesi. Il rimedio consiste nel far drenare bene e a più riprese il seno alla bambina. Quello che si riteneva una volta utile, cioè *affondare il mento* in direzione della parte ingorgata, non ha più così importanza alla luce delle nuove conoscenze dell’anatomia mammaria: basta che succhi.

Spero di trovare in lei un aiuto che non sono riuscita a trovare nel mio ginecologo, ostetrica,pediatra: da circa 4 mesi allatto mio figlio nato prematuro tirandomi il latte con la macchinetta perché in clinica avevano giustamente la necessità di controllare il latte bevuto e non stancare troppo il bimbo.
Appena passata la fase critica ho provato ad attaccarlo al seno ed é stato un totale rifiuto e urla da parte sua. Io continuo a tirare il latte almeno 5 volte al giorno ( so che dovrei tirarlo di più di più ma con il piccolo sempre in braccio non riesco)bevo tanti liquidi e cerco di riposare… dove ho sbagliato? al momento riesco a fare circa 90/100 mg per volta, prima erano almeno 140 per volta.

Uno dei modi in cui si può riportare il bambino al seno è attraverso l’attacco istintivo o BN (Biological Nurturing), che consiste nel posizionare il piccolo prono (a 4 mesi meglio se con la maglietta) sulla mamma semisdraiata. Il bambino non deve essere troppo affamato o sazio, e la mamma deve solo calmarlo col tocco e la voce ed evitare che cada di lato. Spesso i piccoli si riattaccano inaspettatamente da soli! naturalmente si tratta di provare e riprovare,  senza forzare e cercando di portare la produzione di latte sulle effettive esigenze del piccolo.

Ho un bambino di 12 gg che da subito si è attaccato bene. Da due giorni rifiuta il seno, ho provato ad attaccarlo in tutti i modi ma niente da fare.Premetto che ho un’enorme produzione di latte,mi bagno in continuazione i vestiti e il letto. Da ieri è sceso un po’ di peso e ho cominciato a tirarlo e darglielo con il biberon:in un solo minuto raccolgo 80g di latte. Può essere l’eccesso di latte a fargli rifiutare il seno?come faccio a riattaccarlo?
E’ probabile che stia mettendo in atto delle limitazioni alla posizione del bambino. Se lei gli permetterà di attaccarsi utilizzando la posizione prona – a questa età meglio se in contatto pelle-a-pelle – sul suo petto con lei reclinata indietro, il bambino sarà in grado di stare fermo abbracciando il suo corpo e aprire meglio la bocca. In tal modo assumerà una boccata più ampia di seno e tirerà più latte.
 
 Il mio bimbo ha poco più di 1 mese, l’ho allattato al seno per circa 10 giorni, ed è cresciuto bene (300 g la settimana), anche se durante la poppata spesso erano necessarie stimolazioni alla suzione perchè tendeva ad addormentarsi. Per un problema di ragadi poi sono passata ad utilizzare il paracapezzolo.
Col paracapezzolo ha iniziato a ciucciare meglio, e non ha avuto più bisogno di essere stimolato per succhiare.
La crescita è stata buona (300-400 g la settimana), però chiede latte più frequentemente, ogni 2 ore circa (arriva a fare anche 11 poppate al giorno), e a me sembra di avere meno latte di prima soprattutto la sera.
Da qualche giorno ho provato a togliere il paracapezzolo sperando di stimolare più latte, ma il problema è che ora non sembra più avere lo stimolo a ciucciare, devo continuamente (ma proprio continuamente) stimolare la suzione, e comunque dopo nemmeno 10 minuti smette di ciucciare e si addormenta , non prendendo mai l’altro seno. Chiaramente dopo 40 minuti si sveglia e chiede latte.
Ho il dubbio che il bimbo abbia il frenulo corto, devo portarlo a far vedere dalla pediatra. Potrebbe essere questo che influisce?
Anche in presenza di una buona crescita il fatto che il bambino avesse necessità di essere stimolato e,ancor di più, che si fossero sviluppate ragadi, indica che l’attacco non era corretto. Oltre che verificare la presenza di un frenulo corto, che potrà essere reciso se il pediatra lo riterrà opportuno, anche in questo caso sarà probabilmente di grande aiuto adottare il BN (Biological Nurturing), cioè la posizione del bambino prono sulla mamma. In tal modo,con tutto  il suo corpo appoggiato e in asse, egli sarà in grado di arrivare da sotto all’areola, spalancare la bocca e prendere più mammella, succhiando così più latte. Avendo un ritorno in cambio della sua fatica, starà ben sveglio e sarà più facile che faccia poppate lunghe ma efficaci. Questo inoltre le permetterà di eliminare il paracapezzoli che come quasi sempre dà più problemi di quanti ne risolva.