Le FAQ di allattare.net
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Pianto
- Ho un binbo di tre mesi che allatto felicemene grazie anche a lei e al suo libro meraviglioso. Peso alla nascita 3330kg, alla dimissione 3130 kg ed oggi 6200 kg. Soffre di reflusso e prende 2 ml di peridon prima di ogni poppata, 2 ml di riopan gel prima delle poppate e mezzacapsula di omeprazene al mattino...lui si e' un po' calmato ma continua ad essere un bambino abbastanza agitato, vuole sempre stare in braccio soprattutto non riesco a combinare nulla. La sua dottoressa mi ha detto di cominciare a dargli delle regole quindi devo insegnargli a stare anche un po' nella carrozzina o nel'altalena fisher...insomma di farlo anche piangere ma a me si spezza il cuore e non ci riesco pero' mi rendo conto che sta diventando impossibile per me gestire una casa con altri due figli. Inoltre si addormenta solo se lo dondoliamo con la carrozzina e sempre la pediatra mi ha detto di cominciare ad adottare il metodo Estivil...ci ho provato ma dopo due minuti sono corsa a prenderlo...Mi aiuti lei...come posso fare?
"Farlo anche piangere" francamente non è quello che si può chiedere a un bambino di 3 mesi, che deve anche fare i conti con un disagio. Nè è nella sofferenza della separazione che si imparano le regole - ma nella loro interiorizzazione dopo averle condivise - qualcosa che avviene molto dopo. Grazieadio il suo istinto la sta mettendo in allerta ... La prima cosa che mi viene in mente è che un bambino così non potrà che beneficiare della fascia portabebè: un sistema antico e globalmente diffuso che permette alle madri di avere ... le braccia libere per gestire la famiglia senza separarsi da un bambino ad alto bisogno. Certo, non è 'di moda' come una sdraietta supertecnologica o un'altalena o una carrozzina a inclinazione multipla. La seconda è che forse lei potrebbe mettersi in contatto con una Consulente ibclc - che la potrebbe meglio aiutare a trovare soluzioni tagliate sul suo caso e la sua famiglia - ma nel rispetto delle esigenze di un piccolo che di meglio non sa fare. - “Ciclicamente il mio bambino di 2 mesi ha delle crisi di "mammite", ovvero scambia il seno per un ciuccio,(penso)starebbe attaccato delle ore e quando lo stacco ha delle crisi di pianto quasi isterico, mentre altri giorni dorme pacificamente dopo ogni poppata. Io sono sempre presente in casa non avendo ancora ripreso a lavorare ed il bambino sta sempre con me anche quando siamo a casa di altre persone. Come si spiega tutto ciò? Devo assecondarlo nel suo desiderio o devo fare finta di niente?”
Prendere il seno per un ciuccio è forse un modo per suo figlio di farsi delle abbuffate di latte di cui sente bisogno in certi giorni; senza escludere che sia un bambino ad alto bisogno di contatto fisico, che in certi giorni tollera la separazione, certi altri no. Anche se lei è sempre presente, per un bambino presenza vuol dire contatto come il contatto ‘pelle a pelle’ nel letto la notte, facendo il bagno insieme, “indossandolo” con una fascia. Lo assecondi, ma approfondisca il tema con una Consulente Professionale. Far finta di niente , anche se viene comunemente consigliato, è il modo peggiore per iniziare il dialogo di una vita con un figlio. - “La bambina di mia sorella di mesi 5,5 ha un comportamento piuttosto problematico,sin dalla nascita dorme pochissimo e piange alla presenza di ogni persona, un pianto senza fine difficile da spiegare, la mia preoccupazione è che credo che se non si fa qualcosa si arrivi a un sicuro esaurimento nervoso da parte di ambedue i genitori. Io avevo sempre pensato che un bimbo che riceve l'allattamento naturale dovesse essere più calmo, invece mi ritrovo a constatare che non è il caso. Forse potrebbe darmi un consiglio su come si possa aiutarli?”
Bisogna capirsi sulla parola allattamento “naturale”. Molti ritengono che sia naturale allattare e dare ciuccio o tisane, o dare il seno a orario (perché così è stato consigliato o si crede giusto). Distraendo ad es. la bambina per non tirare sempre fuori il seno, fa sì che la bambina diventi incerta sui comportamenti materni e si "risetti" su uno stato permanente d’allerta utilizzando il pianto per ottenere finalmente ascolto. È comprensibile che, se la mamma è già “sull’orlo di un esaurimento nervoso” perché non vive con convinzione e fiducia (o forse non è sostenuta) l’allattamento, l’atteggiamento richiedente della bambina la possa infastidire ulteriormente, facendo precipitare tutte e due in una spirale perversa. Che fare? Sostenere ambo i genitori ma indirizzandoli ad un Consulente Professionale IBCLC, insieme al quale approfondire gli aspetti relazionali ma anche pratici della pratica d’allattamento. - Abbiamo una bimba di 2 mesi, da circa una settimana che il pomerigio piange in continuazione, la pediatra ha detto che bisogna comincare con l'aggiunta perchè la bimba non si nutre bene in quanto l'ultimo mese ha messo solo 1/2 Kg. Abbiamo provato ma non prende il biberon neanche da estranei e quando è tranquilla, cosa possiamo fare?
Prima di tutto bisogna capire se questo 1/2 kg era quello che la bambina ha 'scelto' di crescere: se cioè, allattando a domanda, senza limiti di orario, di giorno e di notte e senza aggiunta di tisane o succhiotti; allora in questo caso il pianto ha altre origini. Oppure se invece la bambina 'punta a' questo, cioè ad allattare di frequente, essere tenuta in braccio e coccolata come essere mammiferi comporta, è in questa direzione che dovreste andare - sempre se desiderate allattare in modo esclusivo. L'aggiunta di artificiale è un doppio ostacolo perchè: a) va contro un eventuale aumento di latte materno b) impedisce ai genitori di leggere il linguaggio corporeo dei piccoli,cioè di comunicare. - Ho una bimba di 1 mese e mezzo alla nascita pesava 3210 ora 4300 per il primo mese tutto è sempre andato benissimo mangiava regolarmente e dopo la poppata dormiva 2/3 ore, da un paio di settimane invece non riesce piu' ad addormentarsi. Solo in braccio o attaccata al seno prende sonno ma non appena viene appoggiata nella culla si sveglia immediatamente e incomincia a piangere. Solo di notte (poiche' dorme ancora nel lettone) dorme tranquillamente. Non capisco se è un problema dovuto al mio latte che non la riempie piu' a sufficienza e di conseguanza non riesce piu' a prendere sonno o se è un fatto di attaccamento,di voler sentire la nostra presenza poichè abituata così. Mi chiedo se conviene aspettare e avere pazienza che le cose cambieranno o lasciarla piangere nella culla anche se a malincuore, oppure incominaciare a darle l'aggiunta per riempirla di piu'.
NON è che la bambina si sia 'abituata'alla vostra presenza, è 'programmata' per questa presenza,come qualsiasi altro mammifero. Il latte e il 'riempimento' dello stomaco non c'entrano. La porti in un marsupio o meglio ancora una fascia, così lo sballonzolamento e l'essere portata la calmeranno (e lei avrà le mani libere). Il pianto dei bambini è 'contro natura' anche se glielo in molitissimi suggeriscono di farglielo fare fare ... - Ho una bimba di 5 mesi e mezzo, sempre allattata esclusivamente al seno. Ho introdotto le pappe da 20 giorni e più. Sembra che il sapore le piaccia, ma dopo qualche cucchiaio non ne vuole più sapere e comincia a piangere e si placa solo quando la attacco al seno che succhia con gran soddisfazione. Tutti mi dicono di farla urlare per qualche ora fino a quando capisce che a pranzo deve mangiare la pappa e solo dopo può avere il seno. Mi sembra un metodo un po' brutale, lei può consigliarmi qualche metodo alternativo pe farla mangiare con più voglia? La bimba pesa 8600 gr ed è alta 70 cm, fa ancora sei pasti di cui uno dovrebbe essere la pappa.
"Facendo urlare" i bambini si veicola il messaggio: non ti capisco; non ti sto a sentire; mi stai seccando. Oltre che brutale non è neanche educativo, perchè non si apprende bene nella sofferenza (lo si fa con gli animali da circo e si chiama "addestramento"). La bimba sta dicendo qualcosa di molto chiaro: non sono pronta per tutta la pappa, non ho ancora sei mesi! Riprovi fa due settimane o più, il pasto deve essere un momento piacevole e non un campo di battaglia, e le poppate si aggiungono ai pasti - non ne vengono sotituite.
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